
Salmon
“Non è da passarsi sotto silenzio il Dialetto particolare e curioso di questa provincia, il ...

SAN GIORGIO DELLA RICHINVELDA
Il nome di San Giorgio è citato la prima volta in un documento soltanto nel ...

STORIE SOTTO L'OMBRELLONE di Toni Merlot
Questa mi è capitata in ferie. Sentite cosa succede in Friuli.
Allora, ero andato a Lignano ...
1. Alfabeto
L’alfabeto friulano comprende tutte le lettere di quello italiano, in più ha una lettera modificata, ç – la c con la cediglia – (çate - piçul - bêç).
A |
a |
a |
B |
b |
bi |
C |
c |
ci |
Ç |
ç |
ci cu la cedilie |
D |
d |
di |
E |
e |
e |
F |
f |
efe |
G |
g |
gji |
H |
h |
ache |
I |
i |
i |
J |
j |
i lunc |
K |
k |
cape |
L |
l |
ele |
M |
m |
eme |
N |
n |
ene |
O |
o |
o |
P |
p |
pi |
Q |
q |
cu |
R |
r |
ere |
S |
s |
esse |
T |
t |
ti |
U |
u |
u |
V |
v |
vi |
W |
w |
vi dopli |
X |
x |
ics |
Y |
y |
i grêc, ipsilon |
Z |
z |
zete |
2. I digrammi cj & gj
Due particolari digrammi con valore consonantico, cj, gj, rappresentano la c e la g postpalatali tipici della lingua friulana. Il digramma cj può trovarsi in qualsiasi posizione (cjan, rincjin, ducj); gj può trovarsi solo in principio (gjat) e in corpo di parola (mangjâ). Il digramma cj in fine di parola viene lasciato intatto (tancj, dincj ...); se dopo cj o gj si ha la lettera i, questa deve essere scritta, perché il digramma va considerato un tuttuno (così si avrà psicologjiche, invece di psicologjche; cjicare, invece di cjcare ...). Allo stesso modo gli altri digrammi (ch, gh, gn, ss) – agli effetti della separazione delle parole a fine riga – contano come una sola lettera.
3. I tre suoni della zeta e l’uso di k, q, w, x e y
La lettera zeta ha tre valori: 1) zone, 2) zovin, 3) associazion, che corrispondono rispettivamente ai suoni che troviamo nelle parole italiane 1) zoo, 2) giovane, 3) lozione . Le lettere k, q, w, x, e y vanno utilizzate solo per parole straniere non adattate e per i loro derivati: Kant, kantian. Ma si usa la lettera q – davanti a u – anche nei toponimi e nell’onomastica storica (Aquilee, Marquart).
4. Gli accenti in generale
Le vocali possono essere modificate dall’accento doppio - o circonflesso - (â), oppure dall’accento grave (à). [N.B. Sul computer la scrittura veloce degli accenti doppi si fa tenendo premuto Alt e digitando: 131 (â); 136 (ê); 140 (î); 147 (ô); 150 (û)].
5. L’accento grave
L’accento grave si usa per segnalare la vocale tonica corta in questi casi:
a) Sulla vocale della sillaba finale delle parole polisillabe che terminano con una vocale (à, è, ì, ò, ù), oppure con una vocale + s (-às, -ès, -ìs, -òs, -ùs.): al fevelà, al fevelàs, cumò, e disè, e disès, tribù, parùs.
b) Sulla vocale i della terminazione verbale tonica in, nelle parole polisillabe Si conserva l’accento davanti ai pronomi in enclisi: o viodìn, o cjantarìn, viodìnlu, cjantarìno?
c) In alcune parole monosillabe ben definite per distinguerle dai loro omografi: al è, al à, a àn, il dì, sì, là, sù, jù (avverbi).
d) Per segnalare che i o u sono tonici subito dopo un’altra vocale al fine di facilitarne una lettura corretta: aìne, caìn, caìe, criùre, o vaìi, liùm.
6. L’accento doppio (circonflesso)
L’accento doppio [^] allunga il suono della vocale (ad esempio normâl si leggerà come se fosse scritto “normàal”). Tuttavia non si segna mai la lunghezza delle vocali in corpo di parola (mari, plere, nole...), ma solo quella delle vocali della sillaba finale (o starês, savôr, cocâl ...). Fa eccezione la parola pôre.
Attenzione, però. L’accento doppio, davanti ai pronomi in enclisi e nella composizione, si mantiene, sebbene si “sposti” in corpo di parola: donâur, leiarêso?...
Per convenzione, il numero 3 si scrive con l’accento doppio sulla e (trê).
7. L’accento doppio davanti a “r” finale
L’accento doppio non va scritto davanti a r finale nelle parole in cui la pronuncia lunga non è generale in tutte le varietà che presentano vocali lunghe, anche se questa pronuncia è caratteristica della coinè. Così scriveremo cjâr (caro) e cjar (carne, carro). Ma in coinè avremo sempre la medesima pronuncia.
L’apparizione di una m o di una n nelle parole della stessa famiglia morfologica o la presenza di rr nella parola italiana segnalano che non si deve scrivere l’accento circonflesso: fer - ferme, ferro; al duar - durmî; cjar - cjarnâl; cuar - cuarnâ; cjar (carro); al cor (corre).
8. Gli
infiniti
Le vocali finali degli infiniti della prima, seconda e quarta coniugazione e
dei nomi derivati dagli infiniti hanno sempre l’accento doppio:
9. Altre
regole sugli accenti
A volte gli accenti doppi o gravi si usano per differenziare fra loro alcune
parole uguali ma con significato diverso:
a (prep.) - à (verbo); che (pron.) - chê (agg. o
pron.); di (prep.) - dì (nome) - dî (verbo); e (cong.) - è (verbo); ju (pron.) - jù (avv.); la (art.) - là (avv.) - lâ (verbo); si (pron.) - sì (avv.); su (prep.) - sù (avv.); to (tuo) - tô (tua)
...
10. La
lettera j
La lettera j si usa solo in principio di parola (judizi, jessi...). Di
solito si scrive j anziché i quando è parte di un
dittongo. Nelle parole composte si mantiene la lettera j anche in
corpo di parola: judizi - prejudizi;
jessi - mâljessi; ju - doprâju ...
11. -àia, -àie, -àio, -òie, -ie
Fra a tonico e a, e, o atoni e fra o tonico e e atono, si scrive l’i che compare nella pronuncia di qualche varietà, ma che è muto nella koinè: paie [áe], savaraio [áo], voie[óe].
Davanti ad r si usa il dittongo ie anziché ia (tierç, vierzi, fier...). Tolte alcune eccezioni - fiere, piere, Piere ... - è possibile scrivere ie e pronunciare [jà].
12. Lettera p, lettera b
La lettera p si trova in qualsiasi posizione (pan, copasse, cuarp). Quando si trova in fine di parola, il plurale si fa – secondo la regola generale – aggiungendo una -s, anche quando nella pronuncia più comune non si sente il suono della p. Pertanto si scriverà trops, anche se si legge [tròs]; claps, anche se si legge [clàs]...
La lettera b si trova solo in principio e in corpo di parola (bon, barbe), ad eccezione delle parole non ancora adattate al friulano, in cui la b può trovarsi anche in fine di parola: club, sub ...
Davanti a p e b, il prefisso in- diventa (impen, imbocjâ...).
13. Lettera t, lettera d
La lettera t si trova in qualsiasi posizione (taront, martiel, mont). Quando si trova in fine di parola, il plurale si fa – secondo la regola generale – aggiungendo una -s, anche quando nella pronuncia più comune non si sente il suono della t. Pertanto si scriverà pîts anche se si legge [pìis]... In generale, però, la pronuncia corretta della coinè evita la riduzione di [ts] in [s].
La lettera d si trova solo in principio e in corpo di parola (dint, adun), ad eccezione di alcune particolari particelle grammaticali preposte a parole che incominciano per vocale (come ad in doi, no ’nd àn...) e delle parole non ancora adattate al friulano, come sud, kurd...
14. Lettera f, lettera v
La lettera f si trova in qualsiasi posizione (fradi, infier, lôf). Quando si trova in fine di parola, il plurale si fa – secondo la regola generale – aggiungendo una -s, anche quando nella pronuncia più comune non si sente il suono della f. Pertanto si scriverà ûfs anche se si legge [ùus]; cjâfs, anche se si legge [cjàas]...
La lettera v si trova solo in principio e in corpo di parola (vin, love), ad eccezione delle parole non ancora adattate al friulano, come moldâv...
Secondo la coinè, nei dittonghi che incominciano in u e nelle parole che incominciano in û (corrispondente al dittongo ou di altre varietà) si usa la forma preceduta da v: vuaite, vuere, al vûl ...
15. La lettera s
a) Per rendere il suono della s che si trova nelle parole italiane sapore, castità, fosso... (“s” sordo) si usano i segni ss fra vocali e s nelle altre posizioni: fuesse, seneôs, pensadôr, mistîr ...
b) La lettera s fra vocali rende il suono che nelle parole italiane si trova in asola, osare, isomorfo... Pertanto in friulano si avrà oselâ, esam, asin ... Tuttavia, in qualche parola, lo stesso suono si trova anche dopo una consonante: parsore... Se tale suono si trova in principio di parola, prima della s si scrive un apostrofo: ‘siminâ,‘save, ‘suf ...
c) La Grafia ufficiale lascia fuori dalla coinè il suono [Š] di parole come messedâ o vôs, sebbene sia diffuso nel Friuli centrale. Può essere pronunciato senza essere riprodotto nella grafia.
d) Ogni parola mantiene la grafia di s iniziale dopo i prefissi e nelle composizioni: sunâ - risunâ; sintî - presintî; simetrie - asimetrie; viodi - viodisi ...
e) Il prefisso latino ad diventa as davanti ad s iniziale; in tal caso il friulano mantiene la doppia “s” nella grafia: associâ.
16. Raccomandazioni sull’uso di “-mp” finale, di “gn” e di “gl”
Si raccomanda di evitare la grafia -mp finale nelle parole di cui è conosciuta anche la pronuncia senza la p. Pertanto si scriverà om, anziché omp, esam, anziché esamp ...
In fine di parola si raccomanda la grafia gn – e la relativa pronuncia – sebbene sia conosciuta anche la pronuncia [jn]. Così va scritto compagn, anziché compain; agns, anziché ains ...
Nel nesso gl, le due consonanti si leggono sempre staccate, come nelle parole italiane gloria, glucosio, glassa... anche quando dopo la gl si trova una i: glîr (ghiro).
17. I tre valori della zeta. L’uso di -ts
La lettera zeta ha tre valori:
1) Zone, organizâ, ziguzaine... In questi casi la zeta rende il suono che si trova nelle parole italiane zona, zebra, zaino... Di solito tale valore è caratteristico delle parole colte e di qualche prestito o parola espressiva.
Va evitata – nella pronuncia della coinè – la riduzione di questo suono in s (‘sone, organisâ ...)
2) Zovin, davuelzi, mezan ... In questi casi la zeta rende il suono che si trova nelle parole italiane giovane, giaciglio, geloso ...
N.B. Nella Grafia ufficiale non si usa mai la sequenza ge o gi. Infatti, secondo le regole di adattamento al friulano delle parole di origine diversa, si userà o il segno z, che renderà il suono qui considerato (mieze, zirâ ...); oppure si avrà la relativa palatalizzazione, resa coi digrammi gje e gji (gjenerâl, imagjin ...).
3) Zucar, nazion, pronunzie ... In principio e in corpo di parola la zeta rende il suono che si trova nelle parole italiane zucchero, canzone, emozione ...
Attenzione. Quando tale suono si trova in fine di parola, si rende con -ts, così si avrà: adaments, fruts, fonts, cuietâts ...
18. L’uso di ç, ce, ci
Il suono che troviamo nelle parole italiane città, cento, pancia, ciuffo, cioccolato ... in friulano si rende con la lettera ç – ci con la cediglia – davanti alle lettere a, u, o (çate, çus, çondar) e in fine di parola (mieç, bêç ...); davanti a i ed e, usando, come in italiano, la lettera c (cîl, cere ...).
Attenzione. Quando una parola finisce in -ç, il plurale si fa – come avviene generalmente – aggiungendo una s (mieçs, bêçs ...) e pronunciando [ts].
19. Alterazioni della pronuncia. Perdita della lunghezza nella vocale
Le alterazioni della pronuncia di una parola nelle differenti posizioni del discorso non si riflettono nella grafia. Così – ad esempio – si scriverà “cuant che tu vuelis”, anche se nella pronuncia va persa la t finale di “cuant” ...
Ad eccezione dei prefissi, l’accento doppio si mantiene nella composizione e nell’enclisi, anche se la vocale non è più lunga: preâlu, sêstu?, crodarâstu? ...
20. L’acca (h)
L’acca (h) si usa esclusivamente nei digrammi ch e gh e in alcune interiezioni (ah, eh, oh ...).
21. L’’uso dell’apostrofo. La particella “indi”
L’apostrofo si usa:
1) Per scrivere l’articolo determinativo maschile singolare che precede le parole che incominciano per vocale: l’armâr, l’orghin, l’ustîr ...
Questa forma dell’articolo non corrisponde ad una elisione attuale della vocale dell’articolo, ma a quella della u dell’antico articolo lu ormai scomparso dalla coinè se si eccettua qualche vecchia locuzione, come pa lu miei (per il meglio).
2) Per segnalare la elisione della i iniziale della particella pronominale indi dopo l’avverbio no e i pronomi atoni o, tu, a, e, mi, ti, i, si:
no ’nd àn, o ’ndi vevin, tu ’nt varessis, a ’nd àn, e ’nd à, mi ’nd à ... Come si può notare non si mette mai l’apostrofo dopo la d o la t anche se si perde la i finale.
Pertanto le forme grafiche della particella indi sono:
a - indi, ‘ndi
b - int, ‘nt (col t udibile a seconda del contesto e del ritmo del discorso)
c - ind, ‘nd – solo davanti ad una vocale, col d pronunciato normalmente
Con l’imperativo, il gerundio e l’infinito indi va in enclisi, perde la i iniziale e finale e cambia la d in t: Anìn a mangjânt un pôcs; damint une altre; fevelint prin di inrabiâti ...
3) In tutti gli altri casi la elisione della vocale viene lasciata alla pronuncia.
N.B. La Grafia ufficiale esclude l’apostrofo anche in casi evidenti di elisione della vocale nella pronuncia come negli articoli determinativi e indeterminativi femminili singolari la (la amie) e une (une altre); nei pronomi atoni (mi intrighe); nelle forme contratte di ae (‘e - alla) e aes (‘es - alle); nella preposizione di (di aur); nel pronome e congiunzione che (che al).
22. Formazioni in una sola parola
Le formazioni aventi valore di elementi grammaticali vanno scritte in una sola parola nei seguenti casi:
a) Gli aggettivi e i pronomi indefiniti (ad es.: ancjetant, ancjetancj - altrettanto, altrettanti) composti da due elementi (ancje + tant, ancje + tancj) quando il secondo ha flessione (tant - tante - tancj - tantis) e non il primo (ancje resta invariato). Ma dut cuant - ducj cuancj...
b) Gli avverbi che sono formati da una preposizione più un pronome indefinito, un avverbio o il numerale un, une: pardut, indenant,cuntun ...
Gli avverbi che rispondono alle domande per dove?, da dove? seguono le preposizioni par e di, che sono indipendenti.
c) Gli avverbi che sono formati da elementi simili in successione: denantdaûr, sotsore ...
d) Quando le parole presentano alterazioni della forma dei loro elementi: salacor, besvelt ...
e) Queste formazioni con le loro varianti: adore, aduès, almancul, ancjemò, ancjetant, apont, benzà, bielzà, cemût, cetant, cundut, dabon, dassen, daurman, dibant, dibot, dutun, framieç, impen, insom, lafè, parcè, parom, pluitost, purnò, purpûr, pursì.
Inoltre qualche altra formazione quando si abbia la sensazione che formi un elemento alquanto unitario.
f) Gli avverbi che sono anche nomi: doman, dopodimisdì, sotet ..
23. Il trattino (-)
Il trattino si usa:
a) Quando la composizione è inabituale, ad esempio: coniunzion subietive-predicative...
b) Quando le parole composte sono formate da due termini espressivi, ad esempio: a spicigule-minigule...