VITA DI BENANDANTE, TRA SOGNO, VIAGGIO E BATTAGLIA
RECENSIONE DEL LIBRO DI CARROZZO EDITO DALL'ISTITUTO "TELLINI"

Pubblicato dall'associazione culturale "Achille Tellini" di Manzano "Il sium, il viaç, la bataie - Il miluç de magne" di Alessandro Carrozzo rappresenta uno dei primi e dei più interessanti studi approfonditi di antropologia culturale in friulano. Il volume riporta due ricerche: una sui benandanti e una sulla figura mitologica della "magne" (una biscia con caratteri sovrannaturali).
Carrozzo inizia la sua analisi partendo dai documenti che Ginzburg aveva analizzato nei suoi lavori sul fenomeno del benandantismo e si sofferma in modo particolare sugli aspetti simbolici (il sacco amniotico come oggetto venuto dall'altro mondo, l'uscita animica dal corpo) e sulla loro valenza metafisica. Per l'autore nascere con certe particolarità (in questo caso con la "camicia") conferisce un insieme di poteri sopranaturali ma che possone essere utilizzati secondo la "inclinazione di ciascuno". Avremo in questo modo il benandante, se questi è portato a fare il bene o il malandante (stregone) se questi è piuttosto incline al male.
Come in Ginzburg, Carrozzo vede una relazione tra lo sciamanesimo "siberiano" e la specifica realtà del benandantismo. Attraverso un lungo excursus, dalle "credenze" che possiamo trovare nelle comunità del paleolitico superiore (circa 40.000 anni fa) alla mitologia dell'età classica greca e romana, l'autore mette in luce una continuità di significati, di simboli, che si tramandano, in forme diverse, nello spazio e nel tempo. Ma, allo stesso tempo, contesta come debole l'ipotesi di un centro di irraggiamento unico e identificabile, evidenziando la complessità degli apporti, delle influenze e delle interazioni culturali e cultuali tra i popoli nel corso dei secoli. "Ginzburg" scrive Carrozzo " sembra cadere in una delle tentazioni più pericolose per gli storici, quella di volere in ogni caso individuare il luogo e il momento preciso della nascita di una dinamica, quando in realtà tutta la storia non si dipana mai in senso lineare, ma simpre in un complesso pastoso e vischioso di lunghe trasformazioni.".
Allo stesso modo, contesta la ipotesi di Gilberto Pressacco, dove il grande studioso friulano teorizzava un rapporto tra i sogni estatici dei benandanti con certi riti eterodossi che l'Incuisizione aveva scoperto e condannato nel 600 nella comunità di Palazzolo. Un rito che consisteva nel recarsi in processione "lustrando il paese", la notte del Sabato di Pentecoste, cantando a due voci una canzone che iniziava, (...), con le parole "scjaraçule maraçule".
Pressacco finisce per identificare in questi riti un rimasuglio delle pratiche di un'antica comunità cristiana di Alessandria d'Egitto, i Terapeuti, e queste pratiche cun i sogni estatici dei benandanti. Ma le differenze tra i due fenomeni sono troppo grandi, sostiene Carrozzo, per poter scorgere un legame. Tra le incompatibilità l'autore cita la differenza sostanziale tra la pratica dei benandanti che era segreta e quella che si verifica a Palazzolo che si svolgeva invece alla luce del sole; il fatto che il termine benandante non venga mai utilizzato nell'accusa contro questi contadini del 600; il canto, inoltre, non si presenta mai nella realtà dei benandanti; e, inoltre, non vi è corripondenza temporale tra i riti pentescostali dei contadini di Palazzolo e le quattro tempora dei benandanti.
Un capitolo è poi dedicato alla presenza della figura del benandante nella letteratura friulana. A questo proposito sono citati autori come Paolo Diacono, G.B. Donato, Ermes di Colloredo, Pietro Zorutti, Toni Broili, Pacifico Simoncelli e un racconto di Elena Fabbris Bellavitis.
La seconda parte, più breve ma non meno interessante, è tutta dedicata al significato di una figura mitica della tradizione popolare friulana: la "magne" e la sua mela. A questo riguardo Carrozzo così conclude: "Cercando di vedere il mito nella prospettiva druidica, se mai è possibile dopo venti secoli, si può considerare l'ipotesi che il tesoro da conquistare nel mondo fosco del del mistero (quello delle "magnis") possa essere la conoscenza finale della forza cosmica, del segreto ultimo della vita e della morte (sotto il simbolo dell'uovo o della mela o della palla d'oro), la risposta alla prima e all'ultima domanda".
Il volume costa 5 € e lo si trova anche presso la libreria di via Piave a Udine.